La Gran Bretagna potrebbe normalizzare la restrizione del sonno a lungo termine.
Più della metà dei lavoratori del Regno Unito sopravvive con una quantità di sonno pericolosamente bassa, sollevando preoccupazioni sul fatto che l'esaurimento cronico potrebbe ridurre l'aspettativa di vita del fino a tre anni.
Nuova ricerca commissionata da Hillary rivela che la Gran Bretagna sta vivendo una crescente "sovrapposizione di sonno", con milioni di persone che regolarmente non riescono a dormire bene la notte durante la settimana lavorativa.
Il sondaggio rappresentativo a livello nazionale analizzate le risposte di 2,001 dipendenti in diversi settori per esaminare come la vita lavorativa moderna sta rimodellando le abitudini nel 2026.
I ricercatori hanno scoperto che il 51% dei lavoratori, ovvero circa 17 milioni di persone in tutto il Paese, dorme solo dalle quattro alle sei ore durante una tipica notte lavorativa.
È allarmante che una percentuale significativa abbia dichiarato di dormire anche solo quattro ore, il che li colloca in una condizione che gli esperti descrivono come deficit cronico piuttosto che come stanchezza occasionale.
Lo studio ha rilevato che la durata media nazionale del sonno è di 6.16 ore a notte, quasi un'ora in meno rispetto alle linee guida del Servizio Sanitario Nazionale che raccomandano dalle sette alle nove ore per gli adulti.
Solo l'1.25% degli intervistati ha dichiarato di dormire più di otto ore durante la settimana lavorativa, il che suggerisce che il sonno ristoratore è diventato sempre più raro.
Scienziato del sonno Tom Coleman ha avvertito che la Gran Bretagna potrebbe normalizzare le restrizioni a lungo termine, trasformando l'esaurimento in una parte accettata della vita lavorativa quotidiana.
Ha affermato che quando milioni di persone dormono costantemente cinque o sei ore a notte, ciò rappresenta uno stress fisiologico prolungato e non una stanchezza temporanea causata da impegni frenetici.
Coleman ha spiegato che il sonno consente al corpo di regolare gli ormoni, riparare i tessuti, consolidare la memoria ed elaborare lo stress emotivo, il che significa che la privazione ripetuta fa sì che le persone inizino ogni giorno esauste.
La ricerca medica collega la mancanza cronica di sonno a un aumento del rischio cardiovascolare, a un sistema immunitario indebolito, a disturbi metabolici e a un peggioramento della salute mentale nel tempo.
Se si analizzano questi rischi nel corso dei decenni, i ricercatori stimano che un sonno persistentemente scarso potrebbe ridurre l'aspettativa di vita in buona salute fino a tre anni, in particolare durante la mezza età.
Pressione sul posto di lavoro è emerso come il fattore di disturbo più importante, con il 22% degli intervistati che ha indicato lo stress legato al lavoro come la ragione principale per cui hanno difficoltà a riposare.
Gli esperti affermano che questo evidenzia un problema strutturale causato dai moderni modelli di lavoro piuttosto che dalle sole scelte di stile di vita.
I lavoratori di età compresa tra 35 e 44 anni sono il gruppo con la maggiore carenza di sonno: circa il 56% di loro riesce a dormire solo dalle quattro alle sei ore, mentre si destreggia tra carriera, finanze e responsabilità familiari.
Questo gruppo ha dormito in media solo 6.06 ore a notte, il che riflette la pressione a cui si è sottoposti durante gli anni in cui si guadagna di più e si presta assistenza.
I lavoratori più giovani hanno riscontrato difficoltà diverse: il 25.63% di quelli di età compresa tra 18 e 24 anni ha attribuito l'uso degli schermi alla causa principale del disturbo del sonno.
Circa il 40-41% degli adulti di età compresa tra 18 e 34 anni ha dichiarato di fare affidamento sulla caffeina per svolgere le normali attività quotidiane, mascherando la stanchezza anziché affrontare la perdita di sonno di base.
Gli scienziati avvertono che la restrizione cronica compromette gradualmente l'attenzione, il processo decisionale e l'umore, aumentando al contempo i rischi di diabete, malattie cardiache e depressione.
La privazione a lungo termine è stata inoltre collegata a un invecchiamento cerebrale più rapido e a un declino cognitivo, rafforzando le preoccupazioni circa il suo impatto più ampio sulla salute pubblica.
Con l'avvicinarsi del mese della consapevolezza del sonno a marzo, gli esperti affermano che queste scoperte dovrebbero fungere da campanello d'allarme sia per i datori di lavoro che per i lavoratori.
Sottolineano che migliorare il sonno non è solo una questione di produttività, ma anche di tutela della salute a lungo termine in una società sempre più a corto di energie.








